Spiare i social del partner adesso è ufficialmente un reato

Wolfbreak 12 Settembre, 2020

Mi dispiace tanto…Lo so che non lo facevate per cattiveria, ma solo per dare una ‘controllata’ in buona fede e verificare che delle malintenzionate o malintenzionati, non attentassero alla virtù dei vostri partners, ma sappiate che d’ora in poi, non si potrà entrare sul profilo Facebook e Instagram del fidanzato/a, marito/moglie per leggere qualsivoglia conversazione o spiare chat, commenti e altre attività. La gelosia o la semplice curiosità infatti, per la legge, non giustificano comportamenti che violano a tutti gli effetti la privacy, nemmeno quando servono a scoprire tradimenti o bugie. Sotto il profilo legale, chi accede ai Social network altrui commette il reato di “Accesso abusivo a sistema informatico” anche nel caso in cui  il partner non abbia mai nascosto la sua password. Si ipotizza infatti, che il reato si realizzi ogni volta che un soggetto terzo entra in un profilo altrui senza l’espresso consenso del legittimo proprietario. Questo è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione. Quindi mettetevi il cuore in pace. Non c’è scusa che regga, spiare il proprio compagno sui suoi profili Social è un comportamento sbagliato sia dal punto di vista morale (poiché lede la fiducia di coppia) che giuridico. Questo comportamento integra il reato di Accesso abusivo a sistema informatico previsto dall’articolo 615 ter del Codice penale che prevede espressamente: Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.” I giudici della Cassazione (sentenza 2942/2019) hanno ribadito anche che non importa che la password di accesso al profilo fosse nota e fosse stata comunicata da partner poiché chi accede di nascosto ad un profilo altrui e ne spia le conversazioni compie un’azione contraria alla volontà del titolare, a meno che non sia stato espressamente autorizzato a farlo. All’accesso abusivo a sistema informatico talvolta può aggiungersi anche il reato di “Sostituzione di persona” (articolo 494 del Codice penale) se il soggetto in questione una volta entrato nel profilo intrattiene conversazioni fingendosi il titolare. In tal caso la pena prevista è la reclusione fino ad un anno. Insomma, a questo punto la saggezza popolare decantava il buon vecchio…Occhio non vede, cuore non duole.

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