Roberto Formigoni rompe il silenzio dagli arresti domiciliari

Wolfbreak 20 Aprile, 2020

L’ex presidente della regione dice la sua per difendere il modello sanitario lombardo e si scaglia contro Roma: “Vogliono mettere le mani sulla torta”.

L’ex governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, rompe il silenzio dopo mesi dagli arresti domiciliari in cui è confinato dal 23 luglio dell’anno scorso, per decisione del Tribunale di sorveglianza. E lo fa, attraverso un’ intervista rilasciata alla testata libero, per difendere con forza la sua riforma della Sanità lombarda.

“Ora le spiego cos’era il modello Formigoni. Nel ’97 facemmo la rivoluzione. Inserimmo nel sistema sanitario pubblico lombardo alcune aziende private di grandissimo prestigio – parlo dell’Istituto Oncologico di Veronesi, dell’Humanitas, del San Raffaele -, strutture che erano delle eccellenze internazionali. Prima erano aperte solo a chi si poteva permettere le loro rette, oggi sono accessibili a tutti”, afferma l’ex governatore.

Secondo Formigoni, grazie alla sua riforma “la Lombardia è diventata un polo d’eccellenza mondiale e medici eccellenti, i cosiddetti cervelli in fuga, sono tornati, attratti dal sistema”.

I tagli dei posti letto negli ospedali, sottolinea Formigoni, non sono da imputare alla regione ma alla decisione politica del governo di Roma.

Sin dal “2011 il governo ha iniziato a ridurre i finanziamenti alla Sanità. Ci hanno imposto di passare dai sei posti letto ogni mille abitanti del ’92 agli attuali tre. Poi, come tutti sanno, dai vari governi sono stati tagliati 37 miliardi in otto anni”, spiega Formigoni, che punta il dito contro Matteo Renzi.

Secondo Formigoni la gestione della sanità è competenza delle regioni, le risorse sono assegnate dallo Stato, e nel 2015 l’ex premier Renzi “obbligò le Regioni a tagliare in modo massiccio i posti letto”.”Per decreto vennero posti vincoli ai numeri dei reparti di terapia intensiva e ai letti relativi. Alla Lombardia vennero assegnati 134 padiglioni e 700 posti. Quando è arrivato il Covid, c’ erano 800 letti e 140 reparti di terapia intensiva. La Regione non rispettò la legge, ma per un eccesso di cura. Prima, il 23 dicembre del 2014, in concomitanza con il famoso varo degli 80 euro di Renzi, c’ era stato un altro taglio”, continua l’ex governatore.

Per Roberto Formigoni “queste dita puntate da Roma” contro il modello Lombardia “fanno insorgere brutti sospetti”. “Attaccano il sistema lombardo – prosegue – per mettere le mani sul giocattolo. È una cosa schifosa. Il vice del Pd, Orlando, l’ha detto chiaramente, parlando della necessità di commissariare la nostra sanità, e non solo. Ma portare la sanità lombarda sotto lo Stato significa livellarla all’altezza di quella calabrese o sarda”.

Non esiste altra ragione, secondo Formigoni, di critica al modello che la sua amministrazione ha posto in essere.

“Prima del modello Lombardia, era la Regione a dirti in quale ospedale dovevi curarti. Ora è il paziente, di qualunque città sia, a decidere la struttura e il medico. Il tutto gratis: le sembra poco? Noi abbiamo dato una fiducia totale al cittadino, ligi al detto per cui ciascuno è il miglior medico di se stesso”.La crisi sanitaria a Bergamo e Brescia, durante la quale sono deceduti migliaia di cittadini, “non è un errore lombardo. Il presidente Fontana, scelta che condivido, ha deciso all’inizio di gestire l’ emergenza con il governo. Mi sembra che non abbia ricevuto una risposta decisa alla richiesta di zona rossa. Hanno perso tempo tutti. Vorrei però dire che è il momento della collaborazione. Anche per questo non capisco i muri che vengono fatti alle richieste della Lombardia”.

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