Non vedremo più (per ora) Gallera e il gallerismo, finalmente.

Wolfbreak 15 Aprile, 2020

I momenti più critici dell’emergenza Coronavirus rimarranno a vita scolpiti nella memoria di tutti gli italiani, rimarcati da episodi inediti, circostanze tragiche e in alcuni casi da fatti al limite del grottesco. Un ventaglio di sentimenti sfaccettati, completamente rappresentati dalla figura di Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia. Uomo assai noto nel territorio lombardo, l’Italia al completo ha ottenuto il privilegio di conoscere Gallera per i bollettini giornalieri sulle cifre del Covid-19, una conferenza stampa quotidiana che col trascorrere dei giorni è mutata non di poco.

Perché Gallera non divulga solo numeri, ma richiama similitudini fortissime, con una dialettica divisa tra il racconto dal fronte e il miserevole rimprovero del padre di famiglia. Gallera non cerca di dare una spiegazione a quella grande domanda che è la conduzione dell’emergenza sanitaria in Lombardia, ma inoltra ipotesi, a volte occhieggiate dai social network, molto spesso con l’atteggiamento di chi senza volerlo era passato di lì casualmente, prende a pieno la scena alla telecamera mentre prende in giro le mascherine giunte dalla Protezione Civile definite “carta igenica”. Passa gran parte del suo intervento giornaliero a raccontare di quello che succede nelle altre regioni e perché si possono definire più fortunate della povera Lombardia, in sintesi, vittima di un destino contrario. Sbologna in gran fretta le osservazioni a seguito della ressa durante l’inaugurazione del memorabile e desideratissimo ospedale in Fiera a Milano, raccontando con il piglio di chi ne sa una più del diavolo che con la famigerata mascherina le distanze fra i soggetti possono anche essere minori.

La dimostrazione più attuale del gallerismo, risale alla conferenza stampa di lunedì 13 aprile, momento in cui il numero uno della sanità regionale lombarda ha provato di giustificare i dati sui contagi, definiti “non soddisfacenti”, ritornando a un classico del suo bagaglio retorico: il paternalismo. “Ho sentito anche sui social la giusta rabbia di qualcuno che dice: a Milano c’è ancora troppa gente che si muove. Avete perfettamente ragione” ha affermato Gallera in diretta nazionale, “richiamiamo tutti a stare in casa e rispettare le regole, ma come dicono tanti cittadini c’è ancora troppa gente, e questo crea molta esasperazione in chi invece la quarantena la rispetta in maniera corretta”.

Alcuni aspetti nella conduzione dell’emergenza non sta quindi andando per il verso giusto come ci si auspicherebbe: e quel qualcosa, per la figura incaricata a risolvere il problema da oltre un mese e mezzo, si riduce a dei semplici cittadini inosservanti delle regole. Un atteggiamento auto-assolutorio e poco circostanziato, oltremodo considerando la mancanza di numeri ben definiti riferiti al totale di contagiati e la massa di individui costretti a uscire di casa per motivi di lavoro.

E poco interessa che il presidente Attilio Fontana obietti apertamente il racconto del suo stesso assessore, affermando che un 5% di persone hanno violato il distanziamento sociale nei giorni che precedevano le festività pasquali. Oppure che l’evidenza dei fatti dimostri la drammaticità per le conseguenze del ritardo nella creazione della zona rossa in provincia di Bergamo, che Gallera ha cercato di negare fino a che non è stato impossibile farlo. Da oggi non lo vedremo più nelle dirette Facebook ma non ci mancherà per niente.

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