Il mondo dell’editoria è RAZZISTA oppure no?

Wolfbreak Febbraio 21, 2020

In questi giorni a Milano è tempo di Fashion Week e giusto ieri ci è capitato di imbatterci in un personaggio, una star della musica e del cinema mondiale: Will Smith. Arrivato in terra meneghina in quanto testimonial del brand Moncler, lo abbiamo filmato e fotografato all’uscita dell’hotel dove era alloggiato. Sul posto, non essendo gli unici fotografi presenti, abbiamo raccolto un’indiscrezione da parte di un collega che era riuscito ad immortalarlo il giorno prima di noi. “L’ho scattato ieri, ho spedito immediatamente le foto per il Daily Mail ma non se l’è considerato nessuno. In realtà anche l’anno scorso era successo con Samuel L. Jackson in compagnia di Giorgio Armani, foto vendute zero. E stiamo parlando di un attore non di poco conto”. Purtroppo quanto ci ha riportato il collega non ci ha per nulla stupito, tante volte ci è capitato di sentire frasi del tipo “bel personaggio ma è nero” , oppure arrivare al punto di non scattare dei servizi per evitare perdite di tempo perchè frenati dalla paura delle difficoltà della eventuale successiva vendita. Il mondo dell’editoria è in qualche modo razzista? Altro esempio. Alcuni anni fa un collega ha scattato un servizio memorabile a Denzel Washington e famiglia in Sardegna. Avete capito bene Denzel Washington…! Foto vendute in quel caso? Quasi pari a ZERO. Qualcuno sostiene esista da qualche parte una statistica che descriva come le persone di colore acquistino in media meno riviste e giornali rispetto al resto della popolazione. Verità o leggenda? Di certo quello che balza agli occhi scorrendo le pagine di numerosi magazine anche internazionali, è la differenza abissale in termini di presenza di set pubblicati tra le persone di colore e no. Lo stesso vale anche sul piccolo schermo per i reality ad esempio, in contrasto con quello che accade nel cinema anche se il divario resta netto o nella musica assolutamente equiparata. Per non parlare dello sport dove in alcuni casi la predominanza è nera. Ritornando alle pagine dei rotocalchi patinati e nonostante vi siano star planetarie di colore, quelle che ritroviamo per la maggiore ma a determinate condizioni sono quasi sempre le stesse. E vale per tutti i magazine. Ad esempio nella musica la coppia formata da Beyoncè e Jay-z, quest’ultimo da solo non è quasi mai pubblicato però, Rihanna…e poi? In casa nostra troviamo Mario Balotelli, quasi sempre per fatti negativi oppure in caso di scandali amorosi. Del resto basta consultare i giornali d’oltre manica nella multirazziale Inghilterra, oppure nella Francia multietnica. Addirittura negli Usa lo scostamento è netto. Provate a prendere in mano oppure a ricercare in rete siti e riviste come, Daily mail show biz, Hello Magazine (UK), Closer (Francia), Hola (Usa), per non parlare poi delle riviste tedesche come ad esempio Bunte, dove la presenza di persone di colore è deserta. E stiamo parlando, della Germania, che rappresenta uno dei paesi al mondo forse con più riviste e settimanali di cronaca rosa anche di respiro internazionale. Lo avreste mai detto che l’austera Germania è in fondo un popolo di morbosi? E ve lo dico dalla mia esperienza di vendita di servizi fotografici in quel paese.

L’editoria è razzista oppure no? Fate un rapido controllo di fatti e circostanze, aprite le pagine dei settimanali, contate e troverete la risposta. E se non si tratta di un certo tipo di razzismo di cosa si tratta?

 

COMMENTI

SEGUICI