Gaia Gozzi è la diciannovesima vincitrice di Amici

Wolfbreak 4 Aprile, 2020

Le prime parole di Gaia: “O mio Dio! Grazie, grazie, grazie, grazie”. Non trattiene tutta la sua emozione mentre si appoggia sfinita alla coppa gigantesca che non trova la forza di alzare al cielo. “Grazie perché mi avete dato la possibilità di riprovarci. Grazie, o mio Dio, grazie”. La mezzanotte è passata da un pezzo quando Gaia, stanchissima e felice, realizza di essere la diciannovesima vincitrice di “Amici” ma la prima a non crederci sembra proprio lei. Ancora troppo bruciante l’esperienza di 4 anni fa ad “Xfactor” con il secondo posto guadagnato che anziché lanciarla, sembrava le avesse tarpato le ali. Riprovarci non è stato facile. Specie quando si è così giovani, così fragili. Ma Gaia Gozzi, 22 anni, da Viadana, in provincia di Mantova, questa spinta l’ha avuta. E ora, meritatamente, si crogiola in una vittoria arrivata alla fine di una gara faticosissima e lunga, vissuta in quella atmosfera surreale e silenziosa in cui “Amici” è stato costretto ad andare in onda per l’emergenza Coronavirus. L’immagine che su tutte rimarrà impressa di questa finale è la felicità spezzata di Gaia, che non può correre ad abbracciare Maria De Filippi. Le due protendono le braccia l’una verso l’altra. Senza toccarsi. Distanti anche se vicine.

Gaia ha avuto l’ha spuntata sul ballerino cubano Javier che ad ogni modo si è portato a casa il premio della Critica assegnato dalla giuria dei giornalisti dei maggiori quotidiani e siti web. Javier si è aggiudicato la categoria del ballo, avendo la meglio su Nicolai, l’altro ballerino arrivato in finale e posizionatosi quarto posto. Javier ha dedicato la vittoria alla mamma, che non vede da mesi.

Terza classificata Giulia, che non ha digerito troppo alcune critiche sulle sue esibizioni. A questo proposito Maria De Filippi prima di congedarla ha espresso un pensiero personale che è anche una lezione di vita: “Vedi, anche io all’inizio in cui facevo questo lavoro me la prendevo tantissimo quando leggevo le critiche sui quotidiani. Ci piangevo, credimi. Ma quelle critiche mi sono servite per capire delle cose, per migliorarmi. E ancora oggi quando mi succede di leggerne, ci rimango male ma poi capisco che quelle parole sono un bene perché vuol dire che hai ancora qualcosa che vuoi dimostrare. Il consenso unanime è finto. Non esiste. E chi pretende di averlo è un pazzo. O forse peggio”.

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