Cronaca di un pomeriggio per le strade di Milano

Wolfbreak 29 Marzo, 2020

Cronaca di un pomeriggio per le strade di Milano, in attesa che il virus sferri l’attacco peggiore alla città e con la speranza che si possa resistere e respingerlo. Milano non può e non deve crollare, ma i punti deboli sono diversi e la diretta di oggi di Gabriele Parpiglia con Wolfbreak lo ha dimostrato.  I binari della stazione centrale sono deserti, nessuno cerca di partire e allontanarsi. Siamo lontani dalle scene di fuga collettiva  di qualche settimana fa fortunatamente, ma i problemi continuano ad essere tanti, troppi. Per scoprirli basta fare pochi metri. Sul piazzale della stazione i primi incontri rivelatori. Un senza tetto rumeno è costretto a stare ‘fuori’. E’ ospite di un ricovero aperto solo dalle 8 di sera alle 5 della mattina. Il resto della lunga giornata è abbandonato a se stesso e senza presidi. Nessuno è in grado di metterglieli a disposizione. Poco lontano da lui un gruppo di ragazzi…Un cosiddetto piccolo ma vietatissimo ‘assembramento’. Non sono amichevoli. Rispondono sprezzanti ( prima di far capire chiaramente che la presenza del cronista non è gradita),  solo ad una domanda. Non hanno paura? Solo di Dio…La polizia è presente in un angolo della piazza. Sono consapevoli di certe situazioni, ma altrettanto impotenti. Dicono che l’hotel Michelangelo, dall’altro lato della piazza,  è stato messo a disposizione di chi deve passare un periodo di quarantena post ricovero, ma alla hall dell’hotel  si sbatte contro un muro di omertà. Nessuno vuole confermare né smentire quale sia la reale situazione, quasi fosse un disonore essere utili.  E’ un sabato pomeriggio soleggiato. Ci si sposta su Viale Buenos Aires. Coda infinita,  seppur disciplinata e  nel rispetto delle distanze, per fare la spesa alla Unes. Per lo più tutti indossano la mascherina. L’atmosfera è surreale. Il silenzio di Milano assordante. Si incrociano Glovers per la strada. Uno si lascia fermare. Ha il sorriso, non indossa maschera e guanti. “Lo devo fare solo quando consegno alle persone, non sono obbligato mentre me ne vado in bici”. Si rimonta in macchina, le vie del centro di Milano sono fortunatamente deserte, tranne quando si arriva nei pressi di un altro supermercato.  Li le code di persone sono  sempre chilometriche. A piazza Gae Aulenti fare la spesa è complicato allo stesso modo delle altre parti della città, ma c’è chi all’ingresso del market dispensa gel per le mani e misura la temperatura delle persone. Un’idea di maggior controllo e sicurezza. Le file però sono tutte uguali. Interminabili e silenziose. Persone unite anche se a distanza di sicurezza dalla situazione emergenziale . Non c’è nervosismo, ma disciplina. Nessuno parla. Anche se di cose da dire ce ne sarebbero tante. Ma basta guardarsi.  Gli occhi nascondono tutti la stessa domanda. Quando finirà? Quando ci rialzeremo? Altre vie,  altro silenzio, qualche sparuto posto di blocco. Milano aspetta. Milano lotta. Milano, resiste. In attesa di risorgere.

 

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