Cremona ha un triste primato mondiale per contagi da Coronovirus

Wolfbreak 14 Aprile, 2020

Il territorio cremonese è il più elevato al mondo per presenza di contagi in rapporto alla popolazione: un contagiato ogni 73 abitanti. Più di Bergamo, Brescia, Milano! Ma in modo allucinante più dell’America e della Cina… Un tasso da brivido che non ha eguali. E qualcuno prima o poi dovrebbe spiegarci perché. Gli effetti del Covid-19 sarebbero più letali nelle zone dove c’è un maggior inquinamento atmosferico da polveri sottili. E’ stato infatti scoperto che, nel lungo periodo, basta una differenza di un microgrammo nella media di pm 2,5, il particolato ultrasottile, per aumentare il tasso di mortalità del nuovo coronavirus del 15%. Un tasso da brivido che non ha eguali. E Cremona nonostante siano spenti i riscaldamenti e di sicuro non abbia un’elevata circolazione d’auto in questo periodo di quarantena, a polveri sottili non si fa mancare nulla. Il livello resta elevatissimo, così come l’inquinamento atmosferico. Che ne è ovvia conseguenza. Insomma al di là della sfortunata posizione geografica della città, che ne fa sicuramente anche un territorio sfavorito dalle correnti e un catino ricettacolo dell’inquinamento altrui oltre che di quello nostrano, ci deve essere una ragione terza. Le industrie non hanno mai chiuso sul territorio cremonese. E rimangono le uniche indiziate per quanto riguarda l’incisività dell’inquinamento dell’aria,  essendo stati azzerati gli altri fattori che di solito concorrono ad aumentarlo.

Intanto Regione Lombardia ha comunicato che saranno effettuati 20.000 test sierologici al giorno, dal 21 aprile, cominciando dagli operatori sanitari e socio sanitari della Lombardia e dai cittadini che devono tornare al lavoro con particolare riferimento alle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi. I test certificheranno l’immunità al virus e permetteranno di gestire in modo consapevole la cosiddetta fase 2. Una fase che con i dati di oggi per Cremona sembra ancora un miraggio. Al di là dell’imprudenza di qualcuno, di chi non vuole capire che restare a casa non è solo un suggerimento, ma un imperativo categorico, sembra difficile auspicare una soluzione a breve del problema a meno che non si trovi un vaccino o una cura. I tempi per il primo sono prematuri. Puntiamo sulla cura sperando di non essere nel campo dei miracoli.

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