Autolesionismo, Veronica Satti: mi taglio ancora ma…

Wolfbreak 17 Febbraio, 2020

Abbiamo incontrato per un’intervista a cuore aperto Veronica Satti, affrontando con Lei una tematica decisamente complicata e non semplice da raccontare e rielaborare, come quella dell’autolesionismo.

Veronica Satti è la figlia di Bobby Solo e di Mimma Foti, ex corista del cantante. Nata a Genova il 16 marzo 1990 dopo gli studi – ha un diploma di decoratrice d’interni e pittura creativa – si è fatta conoscere al grande pubblico comparendo come ospite a Domenica Live, il salotto di Barbara D’Urso, che l’ha poi scelta come concorrente del Grande Fratello nell’edizione da lei condotta nel 2018. Veronica Satti è una ragazza che non ha avuto una vita facile, tra l’assenza di suo padre, i tanti fantasmi del passato e un’identità tutta da scoprire e (far) accettare.

In Italia si sta parlando di autolesionismo per vicende che abbiamo da poco visto in tv, tu nella tua esperienza al GF e in una intervista con Barbara d’Urso hai ammesso di aver avuto comportamenti autolesionisti, pensi che in Italia ci sia un taboo a riguardo?

Penso ci sia molta disinformazione, è un tema così delicato che si ha quasi paura a parlarne quando potremmo aiutare molte persone a non sentirsi sbagliate ma a chiedere aiuto e non provare vergogna un po’ come dire: “non sei solo”

Tu vuoi aiutare le persone raccontando la tua esperienza?

Io vorrei aiutare le persone ascoltando le loro storie, già lo faccio tramite i miei social nel mio piccolo. Vedere un vip (cosa che non penso di essere ma una persona nota) e vedere le sue debolezze che si trasformano in punti di forza secondo me può essere un buon percorso propedeutico e di consapevolezza, primo step dal quale partire per lavorarci su.

Sei ancora una autolesionista?

Io credo che non si smetta mai di essere autolesionisti, tossicodipendenti o alcolisti perché ogni giorno devi combattere con la voglia di tagliarti o con il pensiero che forse potresti rifarlo. In momenti di molto stress o grande dolore fatico tantissimo a controllare questo impulso e a volte ci riesco altre no. Si ancora oggi ho comportamenti autolesionisti ma molto sporadicamente perché grazie alla terapia riesco a arginare quella che chiamiamo onda di emozioni.

Bisognerebbe dirlo quindi? Non pensi che qualcuno per emularti possa iniziare a farlo?

Bella domanda, certo c’è il rischio ma se così fosse vuol dire che anche in quel caso c’è un disturbo che va controllato, bisogna essere più consapevoli di noi stessi, non è un percorso facile ma io dico che il mio vero coming out non è stato dire in tv che amavo una donna ma è stato quando ho dichiarato di aver avuto comportamenti autolesionisti da quando sono adolescente.

Quindi mi stai dicendo che non si può guarire?

Certo che si può guarire, imparare ed avere gli strumenti per contenere l’onda delle emozioni di dolore che ti portano a compiere il gesto autolesionisti è la guarigione. Piano piano inizi a pensarci sempre meno ma non posso nemmeno dire che non ci pensi più.

Di che comportamenti autolesivo parli?

Io sono una autolesionista che si taglia, cutting viene chiamato dalla parola inglese Cut cioè taglio.

Perché proprio il taglio?

In passato in realtà ho avuto comportamenti autolesionisti di tutti i tipi anche la tossicodipendenza o il disturbo alimentare lo è. Il cutting però mi accompagna fino a oggi. Ci sono diversi modi e perché riguardanti il taglio, per me nel taglio trovo un rigettare tutto quel dolore che ho dentro a volte riesco con un grande pianto che mi devasta, stanca e mi lascia inerme altre volte è così forte il dolore che penso il taglio sia l’unica via d uscita, ma non è così è una illusione perché il dolore rimane e l’unico modo è scomporlo andando in terapia o imparare a conviverci.

Non hai paura che qualche tuo fan possa emularti sentendoti parlare di autolesionismo?

Certo ma è anche vero che se pensassimo sempre al peggio vivremmo nell’omertà e non affrontando un problema il problema rimane si fossilizza si calcifica dentro di noi ed è sempre più difficile fare un passo avanti verso l’amore per se stessi. Bisogna parlarne anche se rischioso perché solo nella consapevolezza possiamo edificarci.

Ti sei mai tagliata per colpa di qualcuno?

Non è colpa di qualcuno o meno non ci sono colpe, non c’è vittima e carnefice io sono la stessa vittima e la stessa carnefice, la grande nemica di me stessa al massimo mi sono tagliata perché i rapporti cn qualcuno/a erano dolorosi, ora non entro nello specifico.

A che età si inizia a tagliarsi?

Non c’è età puoi anche iniziare a 40 anni.

Ti piacerebbe girare nelle scuole come testimonianza e magari aiutare i ragazzi più giovani?

Molto l’ho fatto in un paio di occasioni e vorrei rifarlo, mi è piaciuto molto e molti ragazzi mi hanno ringraziata e alcuni ora sono in terapia e si stanno facendo aiutare.

Potresti scrivere un libro?

Mi piacerebbe scrivere un romanzo non autobiografico ma con delle parti ispirate alla mia esperienza soprattutto in clinica è un mio sogno come girare un documentario a riguardo, lo farò comunque non mi do per vinta.

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