Attenzione! Il business del fiato sprecato vale più del petrolio

Wolfbreak 10 Febbraio, 2020

Ventimila euro virgola scuse pare sia il conto salato che Pierò Pelù dovrà versare al suo concittadino Matteo Renzi. Il cantante Toscano fresco del quinto posto a Sanremo con il pezzo Gigante, lo aveva appellato come “il non eletto e boy scout di Licio Gelli” al concerto del Primo maggio a Roma nel 2014. Al tempo Matteo Renzi, da poco insediato a Palazzo Chigi, lasciò correre. In seguito il nome dell’ex frontman dei Litfiba entrò di diritto in una lista di nomi nella quale Renzi ha progressivamente iscritto, con la collaborazione di un pool di avvocati, i nominativi di tutti quelli da cui si è sentito diffamato durante la sua attività politica.

Così Renzi ha fatto scattare una serie di querele, in sede penale e civile, tutte accompagnate da cospicue richieste di risarcimento danni, una delle quali appunto contro Piero Pelù che proprio poco prima di salire sul palco dell’Ariston…sembrerebbe abbia firmato a Firenze un accordo con il quale risarcisce l’ex Premier.

Ma chi sono i volti famosi e perchè sono stati querelati da Matteo Renzi:

«I primi dieci atti formalmente predisposti oggi», riporta l’ex premier, «sono contro: 1) Piero Pelù per avermi definito in diretta tv al concertone “boy-scout di Licio Gelli”; 2) Marco Travaglio per le immagini offensive in uno studio tv; 3) Il Fatto Quotidiano per avermi attribuito la realizzazione di leggi “ad cognatum”; 4) la giornalista Rai Costanza Miriano per aver sostenuto che i bambini morti in mare sono morti per colpa “di un porto aperto da Renzi”; 5) lo chef Vissani per avermi definito “peggio di Hitler”; 6) la giornalista D’Eusanio, per avermi insultato in tv; 7) il ministro Trenta e la senatrice Lupo, per le dichiarazioni sull’aereo di Stato; 8) Il Corriere di Caserta per un editoriale ancora sull’aereo di stato; 9) Panorama, sulla vicenda Paita – alluvione di Genova; 10) chi mi ha accusato di essere un ladro per la vicenda banche». 

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