Silvio Berlusconi non vuole lasciare il suo Milan

Wolfbreak 15 Febbraio, 2017

Silvio Berlusconi non vuole lasciare il suo Milan: come ventilato nei giorni scorsi, avrebbe chiesto al fondo cinese Sino Europe Sport di restare con una quota di minoranza del 20% e di avere voce in capitolo nelle questioni tecniche. Eppure la strada sembrava ormai tracciata: il 3 marzo, l’assemblea degli azionisti è pronta a inaugurare l’era del Milan cinese di Marco Fassone, con le dimissioni dell’attuale Cda e in particolare dei due amministratori delegati Adriano Galliani e Barbara Berlusconi.

Nell’accordo tra Silvio Berlusconi e l’aquirente questi dovrebbero essere gli ultimi sedici giorni dell’impero calcistico berlusconiano, che lunedì prossimo 20 febbraio taglierà il traguardo dei trentuno anni. Ma i colpi di scena non sono esclusi, almeno a giudicare dall’inizio della volata.

Ci sono continuamente notizie vere e verosimili accomunate da un dato costante: Berlusconi non è affatto rassegnato al tramonto. Così il sofferto addio al campo, per parafrasare il famoso concetto della discesa in campo dove il pallone si è spesso mischiato alla politica, alimenta le ipotesi più clamorose.

L’ex premier vorrebbe restare come azionista di minoranza, con una quota del 20%, con la presidenza onoraria, potendo anche decidere sulle questioni tecniche e di mercato e con la conferma di Galliani in qualità di ad.

Prima che potessero essere avanzati sospetti sull’imminente closing – cioè sull’effettiva raccolta da parte dei cinesi dei 320 milioni residui, dopo i 200 della discussa caparra arrivata dai paradisi fiscali – Fininvest ha tuttavia provveduto alla puntualizzazione ufficiale: l’operazione riguarda la vendita del 99,9% delle azioni del Milan, cioè dell’intero pacchetto in mano alla holding della famiglia Berlusconi.

Gli scettici sull’abbandono della nave da parte dell’ammiraglio possono ripiegare su un’altra indiscrezione di provenienza politica, dopo quella del vertice di gennaio ad Arcore tra Berlusconi, Galliani e Marco Fassone, ex dirigente Inter e Juventus indicato dai cinesi come prossimo ad: se Montella non piace al presidente (che rimane sempre infatuato di Christian Brocchi), non è soltanto per divergenze tattiche, ma anche per ragioni politiche, cioè per l’amicizia tra l’allenatore e il duo del Pd conosciuto ai tempi della Fiorentina: l’ex premier Renzi e il ministro Lotti.

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